Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram
Email

INTRODUZIONE

“Alien: Disgelo” è il quarto volume a fumetti della serie “Alien” pubblicato in Italia da Panini Comics lo scorso novembre, che comprende il primo arco narrativo creato dalla coppia Declan Shalvey (sceneggiatura – QUI trovate la mia intervista all’autore) e Andrea Broccardo (disegni) con protagonista i nostri amati Xenomorfi

Questo primo volume rappresenta un nuovo punto di partenza nell’Alien Universe a fumetti firmato Marvel Comics, lasciandosi alle spalle i tre capitoli scritti da Phillip Kennedy Johnson e proponendo una storia completamente nuova con nuovi personaggi. Per chi si chiedesse se sia necessario recuperare le storie Marvel precedenti per godersi appieno questo nuovo capitolo, la risposta è no. Infatti, sebbene Shalvey inserisca alcuni dettagli che richiamano gli eventi del “Johnson-verse“, la storia è completamente fruibile anche senza conoscenze pregresse. Tuttavia, se desiderate assicurarvi di non perdere alcun dettaglio, potrebbe essere utile recuperare almeno la serie “Alien: Linea di Sangue“, presente nel primo volume omonimo pubblicato da Panini.

La cover del volume Panini Comics

TRAMA

Nel 2195, circa 16 anni dopo gli eventi di Aliens, ci troviamo sulla luna glaciale di LV-695. Qui, presso la base “Ghiacciaio VI“, conosciuta anche come “Il Barile” della Talbot Engineering, la famiglia Zahn, composta dal capo scienziato Batya Zahn, sua figlia Zasha e l’uomo Dayton, sta cercando la presenza di tasche d’acqua concentrata per conto della compagnia. In questi tempi di necessità di provviste idriche per la terraformazione, tale risorsa è diventata estremamente preziosa.

La famiglia Zahn è bloccata sulla luna a causa del congelamento della piattaforma di lancio, e sono in attesa del cambio che sarebbe dovuto avvenire già 5 mesi prima. Tuttavia, si intuisce che Batya sia interessata anche a trovare qualcos’altro, oltre alle riserve d’acqua. Durante una spedizione, la figlia Zasha e Dayton trovano un Facehugger scavando nel ghiaccio e lo portano alla base per esaminarlo. La Dr.ssa Zahn informa la Talbot di questa scoperta, ma la trasmissione viene intercettata dalla Weyland-Yutani, che reclama il possesso del campione rinvenuto, sostenendo che la Talbot è stata assorbita dalla mega-corporazione dopo aver appreso della scoperta di quella creatura.

A causa delle irruenti operazioni intraprese dalla prepotente Compagnia ora insediata sul pianeta, sotto il ghiaccio qualcosa viene risvegliato, o meglio “scongelato” dalla sua ibernazione. Si tratta di qualcosa di alieno e assolutamente terrificante, che non tarderà a costituire una minaccia imminente per l’esistenza degli occupanti del pianeta e della famiglia Zahn. Quest’ultima cercherà disperatamente di trovare un modo per sopravvivere e scappare da questo inferno di ghiaccio…

COMMENTO (Seguono SPOILER sulla vicenda)

Da un punto di vista personale, questa nuova storia non è riuscita a coinvolgermi appieno. Pur funzionando grazie ad alcuni elementi che elencherò di seguito, l’ho percepita più come un esercizio convenzionale e poco avvincente. Lasciando perdere la rivelazione “sintetica” del personaggio di Dayton, scelta fin troppo inflazionata ma che fortunatamente acquista maggior spessore nel successivo arco narrativo “Descendant“, la scoperta della gravidanza “ibrida” della D.ssa Zahn è un elemento intrigante, ma che purtroppo è stato affrontato e risolto in modo affrettato. Sarebbe stato interessante sviluppare ulteriormente il suo personaggio e la sua “ossessione” per le creature e per trovare una cura per il feto. Mi ha entusiasmato l’ambientazione tra i ghiacci, e credo che avrebbe potuto essere sfruttata in modo più completo se si fosse data una maggior enfasi sul senso di desolazione e isolamento. L’introduzione poi di questo nuovo “Submorph” risulta decisamente deludente, poiché appare come l’ennesima variante di Xenomorfo destinata ad essere massacrata in un batter d’occhio. Cosa lo rende speciale se non solo il suo aspetto diverso dagli altri?

Tavola di Andrea Broccardo

Infine, nonostante sia uno stile di disegno a mio modesto parere un po’ “pop” per i toni di una serie come quella di Alien, devo dire che i disegni di Broccardo mi sono molto piaciuti, soprattutto per quanto riguarda i dettagli degli ambienti, interni ed esterni, e in modo particolare quelli della nave Boreas, veramente spettacolare. Bellissima poi la tavola con il POV del Chestburster da dentro il torace sfondato della sfortunata vittima. Ho apprezzato anche i vari easter-egg che ho trovato all’interno delle tavole, come ad esempio il nome “Seegson” e i punti di registrazione da Alien: Isolation, le tute “APE” da Alien 3, l’immancabile “drinking bird” e infine la denominazione “Internecivus raptus” data allo Xenomorfo, un termine coniato originariamente da Charles de Lauzirika, produttore delle edizioni home video “Alien: Quadrilogy” e “Alien: Anthology” della quadrilogia originale, ed apparso per la prima volta proprio nei contenuti di queste edizioni.

6.5

pro

contro

  • Buona la scelta dell’ambientazione della vicenda tra i ghiacci.

  • Ottimi i disegni di Andrea Broccardo.
  • Storia fin troppo convenzionale e poco coinvolgente.

  • L’introduzione di questa nuova variante di Xenomorfo risulta decisamente piatta e fine a sé stessa.

  • L’aspetto ossessivo della Dr.ssa Zahn per le creature è interessante, ma avrebbe potuto essere stato sviluppato maggiormente.

Segui Alien Universe Italia su tutti i canali social!

 

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

Ricevi le ultime news e articoli via mail!