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Come tutti noi ben sappiamo, l’Alien Universe negli anni si è arricchito, soprattutto grazie al mondo fumettistico e videoludico, di moltissime forme e mutazioni della specie conosciuta come “Xenomorfo XX121“, dalle più terrificanti e gigantesche a quelle più originali e a volte anche bizzarre. Basta pensare ad esempio alla Regina Madre del vecchio universo a fumetti Dark Horse Comics, all’Assaltatore dal videogame “Aliens: Colonial Marines“, o ancora al “Necromorph” dal romanzo “Alien: Prototype“, solo per citarne alcuni.

Ma sebbene tutte queste creature siano esclusive dell’universo espanso, è nella saga cinematografica che troviamo quelle più iconiche ed indimenticabili, quelle che ci hanno maggiormente impressionato, e che hanno reso grande questo universo narrativo. Una su tutte? La nostra amata Regina!

Oggi però non voglio soffermarmi nel parlarvi di uno di questi arcinoti esseri, ma voglio bensì dedicare questo articolo ad una tipologia di Xenomorfo partorita dalla mente di James Cameron e presente in varie bozze della sceneggiatura di Aliens, ma che alla fine non è mai arrivata nel film: il “Drone albino“.

Il frontespizio del trattamento per Aliens

Siamo nel 1983, precisamente il giorno 21 settembre, ed è questa la data che viene indicata nel trattamento originale firmato David Giler, Walter Hill e James Cameron per il film, intitolato ancora provvisoriamente “Alien II“. Siamo dunque alla genesi della storia, ma in questo documento di sole 45 pagine, possiamo già notare che moltissimi degli elementi e delle situazioni presenti verranno poi mantenuti anche nelle successive bozze della sceneggiatura fino al film finale, un chiaro segno della solidità del copione e delle idee del regista sin dai primi tempi.

Nonostante ciò, in questo primo trattamento ci sono ovviamente delle differenze, soprattutto per quanto riguarda alcuni personaggi (l’assenza di Burke, su tutte) e lo svolgimento di determinati eventi, come ad esempio la parte finale con Ripley e Newt all’interno del nido alieno. Ed è proprio qui che entra in scena il nostro “Drone albino”. Ma andiamo per ordine.

Ripley e Newt davanti alla Regina

In questa prima incarnazione della storia, a questo punto degli eventi troviamo Ripley, Newt ed Hicks, che stremati, aspettano nella zona di atterraggio l’arrivo di Bishop ai comandi della Sulaco. Ripley riceve una trasmissione dall’androide, il quale le spiega che il computer della nave, tracciando i progressi dei tre sopravvissuti all’interno della colonia, ha stabilito che il pericolo di contagio è troppo alto, e gli sta impedendo di atterrare e di effettuare il loro salvataggio. Incapace di disobbedire a quest’ordine per via della sua programmazione, Bishop se ne va, scomparendo con la Sulaco nella tempesta.
A questo punto delle cose, rimane una sola soluzione per lasciare il pianeta, ed è quello di utilizzare la navetta della colonia. C’è solo un problema: il mezzo è localizzato all’interno del Processore Atmosferico, in una camera del nido alieno, e l’unico modo per arrivarci, è quello di lasciarsi catturare dagli xenomorfi. 

Ripley ricorda di aver letto, in una nota di uno xeno-biologo, che il veleno all’interno del “pungiglione” degli alieni con cui paralizzano le loro vittime ha un effetto simile a quello del gas nervino, e che i kit di pronto soccorso dati in dotazione ai Marines contengono anche delle ampolle di atropina, una sostanza che, anche in caso di attacchi di questo tipo, potrebbe funzionare come agente neutralizzante degli effetti del veleno.
Ripley decide quindi di tentare la sorte, e i tre si iniettano quindi il composto, per poi farsi catturare dalle creature.

Ripley, Hicks e Newt si svegliano dunque all’interno del nido alieno. Non fanno in tempo a capire che l’atropina ha funzionato, quand’ecco che notano subito delle figure muoversi sopra di essi, diverse però dalle creature che li hanno portati nei meandri dell’alveare, e che li stanno ora ancorando alle pareti. Vengono chiamati “Droni“, una versione più piccola e albina dei “Guerrieri” (Warriors) più noti, che si differenziano anche per avere, al posto della classica “lingua” retrattile, una specie di “sonda” che secerna il materiale utilizzato per imbozzolare e fissare alle pareti del nido le sfortunate vittime. Una specie di “pistola per stucco organica”, citando il trattamento.

Un Guerriero alle prese con un bozzolo nel nido (Illustrazione di Dave Dorman)

La figura del Drone albino viene mantenuta anche nella successiva prima bozza della sceneggiatura, infatti, possiamo ritrovarla all’interno delle due revisioni reperibili, quelle del febbraio e del maggio 1985. Qui, esso viene descritto come una minuscola creatura che si muove in maniera frenetica, un “operaio” dell’alveare, il cui compito è quello di prendersi cura della Regina, di nutrirla, e di raccogliere le uova subito dopo essere state deposte.

Alla fine, come anticipatovi, il Drone albino viene tagliato dalla sceneggiatura, infatti non compare all’interno della bozza finale del settembre 1985. Il perché di questa scelta rimane tutt’ora sconosciuta, si pensa probabilmente per questioni legate al budget o alle tempistiche della produzione. Inoltre, è curioso che, nonostante questa creatura sia rimasta per parecchio tempo all’interno delle prime versioni della storia, apparentemente non sia mai stato realizzato alcun concept o bozzetto preliminare.

È importante infine riportare che lo scrittore Alan Dean Foster, lavorando all’omonima novellizzazione del film con varie bozze della sceneggiatura, include la presenza di questa creatura fra le pagine del romanzo, che uscirà poi il 1° giugno del 1986, circa un mese e mezzo prima dell’arrivo del film nelle sale americane. Eccovi riportata tradotta la citazione tratta dall’opera, direttamente dall’edizione italiana Sonzogno dell’86 (da notare che il traduttore Roberto C. Sonaglia traduce il termine “drone” con “fuco“):

“Dentro il recipiente addominale, innumerevoli uova ribollivano verso un ovopositore pulsante, come in una disgustosa catena di montaggio. Qui emergevano luccicanti e viscide per essere raccolte da minuscoli fuchi. Quelle versioni in miniatura dei guerrieri alieni correvano avanti e indietro per soddisfare i bisogni delle uova e della regina. Ignoravano lo spettatore umano in mezzo a loro, concentrati unicamente nella mansione di trasportare il carico in un posto sicuro.”

Nel 2016, in occasione del 30° anniversario di Aliens, la famosa casa produttrice americana di action figure su licenza ufficiale NECA Toys, realizza curiosamente un pupazzetto di questa creatura, e dal momento che di essa come sappiamo non era mai stato realizzato alcun concept in passato, assistiamo dunque alla prima realizzazione di uno suo specifico design. È buffo notare come sia stata realizzata la sonda del drone, simile più che altro ad una strana e lunghissima lingua rosa.

L’action figure di Drone Albino della NECA Toys

All’interno del manuale base del GDR della Free LeagueAlien: The Roleplaying Game“, uscito nel 2019, è interessante notare che tra le varie forme di sviluppo dello xenomorfo del 5° stadio riportate, viene descritta quella dell’Operaio (Worker), creatura che nient’altro non è che una versione leggermente rielaborata del Drone albino. Il manuale infatti cita:

“I minuscoli Operai costruiscono e mantengono l’alveare. Chiamati anche Tessitori (Weavers), producono e filano la resina dell’alveare con le loro lunghe lingue a proboscide, la modellano con le mani e i piedi, posizionano le uova vicino agli ospiti avvolti in un bozzolo e nutrono e mantengono la Regina. Fisicamente, sono in qualche modo diversi dagli altri membri di P. praepotens. La trasformazione da Drone a Operaio vedrà un alieno rimpicciolirsi tra 1,2 e 1,8 metri di altezza. La sua pelle diventerà di un bianco grigiastro malaticcio, mentre la sua lingua diventerà rosa, si allungherà e svilupperà un imbuto attraverso il quale secernerà gli ingredienti dell’alveare. Gli Operai ignorano le minacce all’interno dell’alveare e scappano se minacciati, lasciando la protezione dell’alveare ai Soldati e alle Sentinelle.”

Infine, sebbene non possa considerarsi alla stessa stregua del Drone di cui stiamo parlando, mi sembrava interessante riportare l’esistenza di un altro xenomorfo albino, presentato all’interno delle pagine del romanzo “Aliens: Infiltrator“, uscito il 20 aprile 2021. Nella storia di Weston Ochse, facciamo la conoscenza di Seven, una mutazione genetica di Drone nata all’interno della struttura di ricerca Pala Station sul pianeta LV-895. Tra le sue particolarità, dovute alle sperimentazioni con l’Agente Chimico A0-3959X.91 – 15 (“Black goo“) combinato con l’irradiazione, oltre a presentare caratteristiche fisiche come un corpo traslucido e dal colore quasi bianco, risulta essere più intelligente e più autoritario rispetto ai suoi simili, infatti, si rivela essere un “super-drone“, capace di guidare gli altri xenomorfi vista l’assenza di una Regina.

Ritaglio della cover del romanzo “Aliens: Infiltrator”
 

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