Recensione | Aliens: Epidemia (Aliens: 30° Anniversario)

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INTRODUZIONE:

L’anno è il 1987. L’attesissimo “Aliens” di James Cameron è uscito ormai da qualche tempo nei cinema di tutto il mondo, e il successo, come tutti noi ben sappiamo, è stato straordinario. Negli Stati Uniti, l’anno prima è nata una nuova casa editrice di fumetti, la Dark Horse Comics, fondata dagli editori Mike Richardson e Randy Stradley. I due decidono di attingere dalla popolarità raggiunta dal fortunato sequel riuscendo a siglare un accordo con la casa cinematografica madre, la 20th Century Fox, acquisendo la licenza per pubblicare delle storie a fumetti originali sfruttandone il marchio. 

La via ora è libera. Richardson e Stradley possono dunque incominciare a lavorare su questo nuovo progetto editoriale e su quella che sarà la prima serie “Aliens” della casa editrice. Non sarà una semplice storia, ma molto di più: un vero e proprio sequel cartaceo agli eventi del film Aliens, e per dare lustro e qualità a questo nuovo titolo la scelta ricade sulla penna dell’autore Mark Verheiden e sulle matite del disegnatore Mark A.Nelson.

Come ricorda Verheiden, all’autore viene data grande libertà creativa nel creare la storia, a patto che si rispettino poche disposizioni principali: le terribili creature aliene dovranno arrivare sulla Terra, dovranno comparire i personaggi di Newt ed Hicks, e il personaggio di Ripley, per questioni di licenze, non potrà invece essere utilizzato.

Nel luglio del 1988, presentando in copertina semplicemente il monicker “Aliens” senza alcun sottotitolo, viene pubblicato il primo numero della serie, che conterà alla fine un totale di sei spillati. Le storie originali di Alien approdano per la prima volta in un media diverso da quello cinematografico.

E’ un momento storico. E’ la nascita, vera e propria, dell’”universo espanso” di Alien.

LA TRAMA (seguono spoiler minori sulla vicenda):

Sono passati circa 10 anni dalla caduta della colonia di Hadley’s Hope sul pianeta “Acheron” e dalla disastrosa missione dei Colonial Marines del sergente Apone, costata la vita alla maggior parte dei membri della spedizione dopo essere stati sopraffatti dagli xenomorfi. Gli unici umani sopravvissuti sono tre: il caporale Hicks e la piccola Newt, entrambi tornati sulla Terra. Di Ripley invece, si è persa ogni traccia.

Newt ormai è una giovane donna. E’ tormentata da costanti incubi che la riportano alla spaventosa esperienza su LV-426, ed è in terapia presso un istituto psichiatrico imbottita di pillole e tranquillanti. Hicks è ancora nel Corpo dei Marines, ma dopo essere stato dimesso dall’ospedale, tormentato anch’esso dagli stessi incubi vive in modo autodistruttivo e molesto, faticando a riadattarsi alla vita militare, complice anche il fatto di essere considerato un “infetto” dai suoi commilitoni dopo il suo incontro con gli alieni.

Sull’orbita terrestre, una nave della Guardia Costiera manda una sonda in esplorazione dei resti di una nave abbandonata alla deriva. La sonda registra la situazione all’interno del veicolo spaziale, scoprendo un cadavere a testimonianza di un tragico incidente dalle cause ancora sconosciute. Dopo aver distrutto il relitto, il macchinario fa ritorno alla nave madre, ma porta con se una creatura aliena indesiderata, uno xenomorfo. L’equipaggio non fa quasi a tempo ad accorgersi della sua presenza che l’alieno riesce a penetrare all’interno iniziando ad uccidere. Tutto questo prima dell’esplosione della nave a causa della rottura dello scafo provocata dall’alieno. Tutta la vicenda viene documentata e trasmessa sulla Terra in un video-disco.

Il colonnello Stephens del Corpo dei Colonial Marines chiama a rapporto Hicks presentandogli il Dr. Orona, il quale gli spiega che prima di morire, i guardacoste sono riusciti a trasmettere i dati raccolti dal relitto, compresa la rotta che porta a quello che sembra essere il pianeta degli alieni. Lo scopo di Orona è molto semplice: una missione per il recupero di esemplari per il programma di sviluppo armamenti, e l’esperienza passata del caporale con le creature può essere sicuramente di aiuto. Hicks, che da sempre nutre un forte desiderio di vendetta, accetta dunque di unirsi alla squadra di spedizione.

Nel mentre, in città due uomini si preparano ad inviare un messaggio tramite una trasmissione televisiva. Il primo è un semplice tecnico, il secondo è invece un predicatore che dice di avere il compito di divulgare il vangelo del “vero messia“. Mentre l’uomo pronuncia tali parole, dal proiettore esce la sagoma di un altro esemplare alieno, identico a quello visto nelle registrazioni della Guardia Costiera. Scopriamo dunque che Salvaje, questo il nome del predicatore, fa parte di una setta religiosa deificante gli xenomorfi, la Chiesa dell’Immacolata Incubazione.

Hicks decide di andare a trovare Newt presso l’istituto dove è in cura per informarla della missione, e una volta lì scopre che la ragazza, invece di essere aiutata, è vittima di costanti maltrattamenti. Dopo qualche giorno il caporale viene a sapere che sulla ragazza verrà praticata una lobotomia contro la sua volontà. Preso dalla rabbia, a poche ore dalla partenza decide di salvare Newt facendo irruzione con la forza nell’istituto. Hicks la porterà quindi in missione con sé in segreto, nascondendola in una capsula di ipersonno localizzata in uno scompartimento della nave.

Tutto è pronto per partire, ma i Marines non sanno che la Bionational, una compagnia specializzata in sperimentazioni biologiche che studia gli esemplari alieni sulla Terra, in segreto ha organizzato una missione di sabotaggio ai danni della spedizione di Orona, con l’obiettivo di impedire all’equipaggio di catturare un esemplare vivo, così da poter essere l’unica compagnia ad aver diritto a brevettare la nuova tecnologia aliena. La nave K-014 della Bionational capitanata dallo psicopatico Patrick Massey decolla quindi all’inseguimento della Benedict, la nave dei marines.

Una volta atterrati sul pianeta, incomincerà una lotta che vedrà impegnati Hicks, Newt e gli altri soldati su più fronti. Oltre a dover fare i conti con le creature aliene (e non solo gli xenomorfi), dovranno guardarsi le spalle anche da Massey e dalla sua squadra di androidi pronti a tutto pur di portare a termine il piano. Il tutto avverrà in un susseguirsi di azione, colpi di scena, rivelazioni e comparse inaspettate che decideranno il destino degli eventi.

Nel frattempo sulla Terra, tramite le varie trasmissioni in tv, Salvaje è riuscito a raccogliere sempre più seguaci, e decide di guidare un attacco presso la struttura di ricerca di Lima della Bionational dove è nascosto un esemplare di Regina Aliena assieme alle sue uova, con l’obiettivo di farsi impregnare come atto d’amore e purificazione verso le creature aliene. Un’azione che se portata a termine con successo, potrà potenzialmente mettere a rischio l’esistenza dell’intera razza umana…

COMMENTO (seguono spoiler maggiori sulla vicenda):

Ogni volta che rileggo e mi immergo nelle tavole di questa prima serie di “Aliens” rimango sempre estasiato dalla qualità (e quantità) dei contenuti qui creati dalla penna di Mark Verheiden e da come straordinariamente essi siano stati messi su tavola dal collega Mark Nelson. Personalmente, uno dei pregi di quest’opera è quello di riuscire a presentare una vicenda che si articola in varie sotto-trame, tutte ottimamente strutturate e ben dettagliate, ma che alla fine convergono agilmente assieme per tracciarne il finale. Un finale che sappiamo però essere aperto, la chiusura di un capitolo se vogliamo, dato che la saga di Verheiden si concluderà in seguito con la terza serie “Earth War” del 1990.

Il mondo descritto e rappresentato in queste pagine, dalle spiccate tinte distopiche, è un altro dei punti di forza di questa storia che mi ha sempre affascinato. La televisione gode di un rinnovato potere, con nuovi dispositivi tecnologici che cercano di attirare sempre di più l’attenzione degli spettatori. Il padrone di questo media è la religione, ed è proprio grazie ad esso, come prima accennato, che la setta di Salvaje riesce ad acquisire sempre più seguaci. L’esistenza degli alieni è nascosta all’umanità, ma i più potenti sono riusciti a mettere le mani su alcuni esemplari e a portarli sulla Terra, utilizzandoli per condurre esperimenti su nuove tecnologie e armi biologiche. Tutto questo crea un clima da “corsa agli armamenti” che vede da un lato il governo, e dall’altro la compagnia Bionational, che non può non ricordare sotto certi aspetti la più famosa Weyland-Yutani. 

Ma questa non è una storia che parla solo di guerre e religione. Verheiden mette in gioco anche altri temi molto importanti, come la fragilità della mente umana, l’amore, che attraverso la storia tra Newt e il sintetico Bueller si lega anche ad un altro dei temi fondamentali di questo universo narrativo, ovvero il rapporto tra uomo e androide. Tutto questo presentato senza mai scadere nel banale o nel superficiale.

Certo, ad una prima lettura magari la storia può sembrare un po’ confusionaria proprio per i numerosi elementi presenti e per i vari salti da una sottotrama all’altra. Consiglio dunque di rileggerla una seconda volta per comprenderla al meglio.

L’introduzione del concetto del “culto xenomorfo” nell’Alien Universe:

L’elemento più originale creato da Verheiden per la storia è senza dubbio l’introduzione della setta religiosa di Salvaje, la Chiesa della Immacolata Concezione. Questo concetto di “culto xenomorfo” si rivela un elemento narrativo completamente nuovo e dalle potenzialità veramente enormi. Infatti, ben presto verrà ampiamente sfruttato nelle storie a fumetti di Alien della Dark Horse successive di quegli anni, come ad esempio, la “Chiesa della Regina Madre” in “Aliens: Music of The Spears“, o ancora il “Totem della Regina Madre” in “Aliens: Tribes” e se vogliamo anche i “Bug-Men” in “Aliens: Colonial Marines“, fino a venir introdotto anche nei titoli più recenti considerati “nuovo canone”, come ad esempio il GDR della Free League.

Chi è lo Space Jockey?

Verso la fine della storia, Verheiden decide di riprendere una figura importantissima dell’immaginario di Alien e cerca di dare delle risposte al mistero che da sempre la circonda (prima ancora di Ridley Scott): lo Space Jockey. 

L’imponente creatura aliena, rappresentata qui ancora come un gigante con il volto dalla forma elefantina, compare apparentemente in aiuto dei protagonisti sul pianeta-alveare, sterminando gli xenomorfi che stavano ormai per avere la meglio. Il fantino spaziale sembra condividere una specie di empatia con Newt, e entrando nella sua mente, le comunica il motivo del suo arrivo: la vendetta contro gli xenomorfi, una causa decisamente condivisa. Il gigante le svela inoltre lo scopo della missione dell’altro pilota che si era schiantato su LV-426: la creatura a bordo del famoso “Juggernaut” aveva il compito di disfarsi delle uova aliene, scagliandole nello spazio profondo, ma perse il controllo della nave e si schiantò sul pianeta. Le spore sopravvissero e lo uccisero, e da lì rimasero in attesa di nuove prede.

Hicks e Newt, una volta appresa dell’infestazione sulla Terra, decidono quindi di guidare il pilota verso il pianeta, convinti che li avrebbe aiutati contro la minaccia xenomorfa. Alla fine però lo Space Jockey si rivela per quello che è realmente: un essere spinto solo dal desiderio di conquista, e ora che aveva la possibilità di mettere le mani su un nuovo mondo, degli xenomorfi non gli importava più nulla. 

L’inizio di una continuity:

Con questo primo capitolo della trilogia assistiamo all’infestazione della Terra da parte degli xenomorfi, come conseguenza dell’attacco organizzato dalla setta di Salvaje alla stazione di Lima. Un evento che vedrà l’uccisione di miliardi di persone in tutto il mondo. Molti riusciranno a salvarsi, scappando verso le colonie esterne, ma la razza umana andrà in contro alla sua quasi totale estinzione. Nei successivi due capitoli della storia (“Prigionieri dell’Incubo” e “Guerra Terrestre” – che potete leggere nel volume SaldapressIncubo Sulla Terra“), ci viene raccontato di come Hicks e Newt riescono a sopravvivere a questo evento e di come, grazie al ritorno di Ripley (una volta “sbloccato” l’utilizzo del personaggio), la minaccia degli alieni sulla Terra viene eliminata. Una volta terminata l’esperienza di Verheiden con la Dark Horse a saga finita, la stragrande maggioranza delle serie a fumetti successive andranno ad ambientarsi dopo gli eventi della Guerra Terrestre, mostrando, uscita dopo uscita, come l’umanità è riuscita a rialzarsi e a ricostruirsi dopo questa terribile piaga, di come l’incontro con gli xenomorfi sia stato fondamentale per l’acquisizione di nuove tecnologie in ambito farmaceutico e bellico, e di come la sete di potere e controllo degli umani porterà a nuovi scontri con le temibili creature. Nasce dunque una vera e propria continuity “post-Guerra Terrestre”, come a me piace chiamarla, e grazie ad essa abbiamo potuto godere di perle come “Aliens: Genocide” (con l’introduzione di un altro elemento cardine di queste storie, la droga Xeno-Zip), o ancora “Aliens: Hive” e “Aliens: Rogue“. Tutti racconti che molto probabilmente non sarebbero mai esistiti, o sarebbero stati molti diversi, se il buon vecchio Verheiden in questa prima serie avesse pensato ad un epilogo differente.

Il report “Teorie della Propagazione Aliena”:

Chi ha letto questa serie nelle varie edizioni rilegate (sia in inglese e sia in italiano), si sarà accorto che all’interno sono presenti degli estratti dal documento riservato del Dr. Orona “Teorie sulla Propagazione Aliena“. Inizialmente, questo report non era presente negli spillati originali del 1988, ma era stato pubblicato separatamente in parallelo alla serie come tie-in. La Dark Horse ha poi deciso di includerlo alla serie a partire dalla prima edizione in brossura del 1989.

Questo report è interessante, oltre per essere uno dei pochi scritti “in-universe” del franchise, per la sua natura scientifica, esponendo delle teorie sul ciclo riproduttivo alieno, sulla loro struttura sociale, sul modo in cui costruiscono i loro nidi, e su come nei vari mondi siano iniziate le varie infestazioni di xenomorfi a causa dell’esportazione di questi esseri da parte di altre creature.

Il bianco e nero di Mark A. Nelson:

Impossibile concludere senza prima aver speso qualche parola su disegni e sui colori di Mark A. Nelson, il quale decide di dare forma alla sceneggiatura di Verheiden impiegando solamente il bianco e il nero, impresso sulla carta a reazione chimica Duoshade. Questa scelta stilistica, assieme ad un grande livello di dettaglio (un po’ sacrificato per i volti di alcuni soggetti, forse un po’ troppo simili tra loro) e ad un sapiente uso del contrasto luce-ombra, mette in risalto al massimo l’atmosfera cupa e e dai toni quasi noir della storia. Il modo in cui poi Nelson disegna non solo gli xenomorfi, ma tutte le creature aliene, è semplicemente impeccabile.

Nel 1996 la serie viene ristampata a colori per l’edizione speciale libreria, ma personalmente l’ho sempre reputata una scelta non vincente, che va solamente a snaturare e a togliere molto del suo autentico fascino. Fortunatamente la Dark Horse nel 2016, proprio con la bellissima edizione “30° anniversario“, la riproporrà nella sua veste originale in bianco e nero.

9.0

Con “Aliens: Epidemia” ci troviamo davanti ad uno dei migliori e dei più importanti fumetti dell’Alien Universe di sempre. Non solo per la sua qualità indiscussa, ma anche per la sua grande importanza storica. Se volete addentrarvi nell’universo a fumetti di Alien, questa serie è quella giusta per voi per incominciare (per tutto il resto, vi rimando alla mia guida).

pro

contro

Storia ben articolata

L’introduzione del “culto xenomorfo”

I disegni di Mark A. Nelson

Può risultare un po’ confusionaria alla prima lettura

Alcuni volti dei personaggi a volte troppo simili tra loro

 

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