ADI: intervista con Alec Gillis tra passato e futuro dell’Alien Universe (a cura di HN Entertainment)

Alec

In una lunga intervista rilasciata per HN Entertainment, il co-fondatore della Amalgamated Dynamics (studioADI) Alec Gillis, ha parlato del suo lavoro dietro le quinte per i vari film del franchise, focalizzandosi principalmente sulla sua esperienza con la tortuosa produzione del terzo capitolo di David Fincher, fino a parlare del più recente coinvolgimento con il progetto accantonato del regista Neill Blomkamp. Gillis ha inoltre espresso le sue idee personali per il futuro cinematografico della saga.

Vi riporto dunque l’intervista completa, tradotta in italiano!

Potete trovare l’intervista originale in tre parti, cliccando sui seguenti link:

Parte 1
Parte 2
Parte 3

Buona lettura!


HN Entertainment: Cominceremo a parlare con Alec Gillis dei suoi pensieri su Alien 3, di come lui e il suo partner Tom Woodruff Jr. siano stati coinvolti nella produzione e dei vari problemi percepiti prima durante e dopo la realizzazione del film.

Alec Gillis: “Beh, la mia attitudine riguardo ad Aliens era sempre simile a quella di Cameron, guardando in avanti verso due sequel, per cui l’asticella era messa molto in alto. Lui è partito da Alien, che era un bellissimo film e ancora oggi il primo Alien è il mio preferito. Sai, ci sono cresciuto con quello e ho lavorato in tantissimi degli altri, quindi ho la sensazione che le cose in cui uno lavora non siano mai buone quanto quelle che l’hanno influenzato e che hanno originato il tutto. Cameron ha creato un grande numero di Alieni, una Regina e per bilanciare il potere di questa creatura ha creato Ripley con il Power Loader, per non menzionare poi le navicelle spaziale e i marine, le armi intelligenti e tutte quelle altre cose…Costruire il tutto era semplicemente incredibile, persino le scarpe da ginnastica. Potevi vedere il climax di Ripley in Alien e Cameron ha dovuto spingere oltre, creandone uno persino maggiore. Cameron ha fatto un lavoro incredibile ma ha reso le cose molto difficili per tutti gli altri registi dopo di lui.”

“A tal proposito, il motivo per cui noi abbiamo avuto il lavoro per Alien 3 e non Stan Winston, è che mentre Stan stava dirigendo Aliens ha fatto un annuncio: avevamo appena fatto Pumpkin Head con Stan, il suo incredibile debutto come regista, e Stan aveva detto a tutti gli altri del settore che non avrebbe più creato creature con effetti speciali per i film che non avrebbe diretto personalmente. E questo è in parte il motivo per cui Tom ed io abbiamo lasciato Stan, perché lui è una persona molto leale e aveva cinque o sei di noi nel libro paga e fare un annuncio del genere avrebbe chiaramente ridotto le sue opportunità di lavoro. Pumpkin Head era un film da due milioni di dollari mentre noi stavamo lavorando su un film da due, tre, quattro o più milioni per un po’, il che significa che non avremo più potuto lavorare con Robert Zemeckis, James Cameron o altri. E poi, oltretutto, Stan non aveva detto una cosa del tipo “Ragazzi, sto riducendo il personale, quindi tre di voi perderanno il lavoro”, era solo sempre più indebitato tenendoci tutti a lavoro e noi ci sentivamo in colpa per questo. Questo è stato nell’87 dopo Predator e dopo Pumpkin Head, è stato il momento in cui ho detto “Credo di dovermene andare, credo di dover continuare il mio percorso”. Sono stato con lui per due anni e mezzo e ho fatto tantissima esperienza grazie a Stan, a cui sono molto grato. Lui è il mio mentore per quanto riguarda le creature e gli effetti speciali e questo riguarda anche Tom.”

HN: Winston è stato quasi coinvolto con il sequel di Aliens ma l’avrebbe fatto solo se avrebbe potuto esserne anche il regista dopo aver appena debuttato con il suo Pumpkin Head.

AG: “Quello che successe con Alien 3 è che la Fox si è rivolta a Stan Winston e lui ha detto “Certo, farò gli effetti speciali ma voglio anche dirigere il film” e per me quella sarebbe stata una scelta logica perché aveva fatto il regista di seconda unità su Aliens e conosceva perfettamente le creature. Oltretutto aveva diretto un paio di film, e sulla base di Pumpkin Head a quel tempo avrei detto “Certo, Stan Winston potrebbe sicuramente dirigere un film di Alien”. Ma gli studios avevano già la loro lista di registi e avevano scelto tra quelli di prima classe o tra le persone con cui per qualche ragione erano estremamente eccitati all’idea di lavorarci…Vincent Ward era già stato selezionato come regista, quindi chiaramente la risposta è stata “Scusa Stan, non possiamo”, e la risposta di Stan di conseguenza è stata tipo “Allora non faccio il film”. Così facendo sono passati all’unico team logico, che eravamo io e Tom. Siamo stati più che contenti di essere chiamati a lavorare a quel film.”

HN: Alec e il suo partner, Tom Woodruff Jr., avevano provato e fallito ad avere il loro progetto personale cinematografico, cosa che lui cita come evento catalizzatore che li ha spinti a prendere un’altra strada e a creare la loro compagnia di effetti speciali, la Amalgamated Dynamics.

AG: “Io e Tom avevamo scritto una sceneggiatura, Gale Ann Hurd era interessata e abbiamo pensato che fosse splendido. Avremmo diretto questo film per poi tornare a lavorare con Stan. Quanto bello sarebbe stato? Avremmo diretto un film e Stan avrebbe fatto gli effetti speciali. Per noi è stata una lezione molto importante perché ci sono molte persone interessate alle sceneggiature ma è molto diverso rispetto a firmare il contratto ed essere pagati. La sceneggiatura che avevamo scritto insieme non si è mai realizzata, ma la cosa positiva è che questo ci ha dato l’impeto di metterci a lavorare, uscire dalla protezione di Stan e creare il nostro mondo. Questo è il perché abbiamo formato la ADI, ed è il motivo per cui ogni tanto dico scherzosamente che la ADI è nata grazie al fallimento, a causa appunto di quel progetto di sceneggiatura fallito. Questo è il motivo per cui adoro il fallimento. Credo che quel meme che dice “Il fallimento non è un opzione” è una delle cose più stupide che abbia mai visto, perché non solo il fallimento è un’opzione, ma è anche la base per imparare. È un po’ come quella vecchia citazione del giocatore di football Bare Bryant che dice “O vinci, o impari”. Il fallimento è come decidi di percepirlo, può portare ad altro fallimento o può portare al successo. Può sembrare stucchevole ma riguardando al mio passato ci sono un milione di fallimenti e credere che il fallimento non sia un’opzione mette troppa pressione. Diventa qualcosa di cui aver paura e da evitare ad ogni costo e rende tutti i tuoi progetti estremamente difficili da realizzare, oppure ti rende estremamente spaventato perché credi che il fallimento possa essere la cosa peggiore che ti possa succedere e quindi non ci provi neanche. Non stiamo salvando vite, è semplicemente qualcosa del tipo “È figo questo mostro?” e questa sensazione per me è liberatoria. Quando accetti che prima o poi fallirai, in quel momento diventi libero e accetti il rischio.”

HN: Poi sono tornati a parlare dei problemi di Alien 3, dove sembrava che ci fossero “troppi galli nel pollaio” e troppa pressione dagli studios.

AG: “Diversamente da Alien, è che con Aliens sono stati molto fortunati ad avere un regista come Cameron, che è un vero e proprio autore. Hanno preso una persona che era in grado di scrivere una sceneggiatura fenomenale, dirigere un film da paura, disegnare la Regina e il Power Loader, inventare un sacco di cose mai viste prima. Questo piglio autoriale era una cosa molto importante e credo che Cameron fosse più autore di Ridley Scott perché Dan O’Bannon e Ronald Shusset avevano scritto Alien e Scott l’aveva diretto. Scott è chiaramente un regista molto visuale e anche un’artista grafico, era già fan del lavoro di Giger ed è stato in grado di trasportare il vocabolario visivo già sviluppato da Giger in una creatura pazzesca e mai vista prima all’interno di un film di successo. In più c’erano Ron Cobb e tutti gli altri che hanno contribuito all’aspetto visivo. Questa è stata la loro formula magica, poi Cameron con Aliens ha avuto la sua, di formula magica. Non c’è stata alcuna formula magica in Alien 3. È questo il problema intrinseco del film.”

“C’erano due sceneggiature che piacevano molto agli studios, una era semplicemente un film non molto sullo stile di Alien, una sorta di prigione fantascientifica, e l’altra era una in stile Alien. Credo che la prima sceneggiatura di Alien 3 che abbiamo letto fosse stata scritta dal nostro compianto amico John Fasano ed era molto interessante. Potrei sbagliarmi, ma credo che avesse lavorato con Vincent Ward su quella sceneggiatura perché aveva alcuni elementi della prigione, come il legno, alcune cose che sembravano un po’ più europee sullo stile della fantascienza francese come il pianeta di legno. In quel momento la mia mente americana ha detto “Beh, questo non ha senso! Perché uno dovrebbe utilizzare il legno per costruire cose nello spazio?” Beh, hanno risposto alla mia domanda, c’era del legno sopra ad una struttura metallica per volere estetico di questi monaci che vivevano in uno stile di vita medievale e cose del genere, e di nuovo la mia mente americana ha pensato “Wow, questi monaci medievali che vivono una vita spartana e non materialistica sicuramente avevano forzato il governo o chiunque avesse pagato per questa cosa affinché creassero per loro un piccolo mondo stile Hobbiville” In ogni caso, mi sembrava contraddittorio rispetto ad uno stile di vita ascetico. Ma per me il problema era il voler unire due concetti diversissimi. E poi c’era Vincent Ward con il suo film “The Navigator”, che io adoro…Vincent era affascinato dall’era medievale e quindi voleva portarla anche in questo progetto. C’erano tantissime cose diverse rispetto al lignaggio di Alien e Aliens, e mentre Aliens entrava perfettamente dentro il mondo di Alien, questo nuovo film non si calava così bene dentro questo mondo. Diciamo che ha fatto un buon lavoro a livello di scrittura nel bilanciare queste cose così diverse e liberarsi di ciò che era troppo distante o fuori rotta”

HN: Gillis continua difendendo il film con David Fincher, spiegando come il primo regista era stato probabilmente scritturato per controllare e organizzare nel dettaglio il progetto. Poi racconta di come Fincher stava discutendo della cosa con i capi della 20th Century Fox prima ancora che le macchine da presa iniziassero il loro lavoro, e come abbia minacciato di voler togliere il suo nome dal film. Questo da un’idea di tutte le tensioni che Fincher ha avuto con i produttori sia dentro che fuori del set.

AG: “C’erano ancora gli executive dello studio che facevano pesare il fatto che sarebbe stato il suo primo film come regista. Lo sai, non è una novità che le case di produzione reclutassero un regista novellino per poterlo spingere dove volevano loro, l’ho visto più volte. Oppure, quando ingaggiano un regista straniero, quelli della casa di produzione arrivano e praticamente vogliono dirgli come lavorare. Credo che questo sia il problema della mentalità delle case di produzione, perché singoli individui delle case hanno in mano il potere e credono anche di avere la creatività. Il loro lavoro è quello di proteggere il franchise e di assicurarsi che tutto sia grandioso e fanno tutto quello che possono per questo, ma la verità è che non sono particolarmente talentuosi. D’altro canto, se scegli un regista di talento con una visione personale puoi trovare un tipo come Cameron e dargli in mano tutto il potere, in quel caso hai più possibilità di avere un prodotto di successo, ma se questo non succede tu sei il produttore che ha permesso ad un regista novellino di mandare a puttane il franchise. Il loro modo di ragionare si basa sulla paura”.

“David Fincher già all’epoca era perfettamente capace di creare un bellissimo film di Alien e ricordo che allora quando il film uscì negli Stati Uniti il pubblico non era particolarmente emozionato. In Inghilterra l’hanno adorato, ma in America erano tutti tipo “Cosa?”, e avevano ragione a pensarla così, perché la gente pensava che sarebbe stato un sequel diretto di Aliens, mentre avevano ucciso tutti i loro personaggi preferiti. Questo perché i produttori e Fincher desideravano che questo film fosse diverso da Aliens tanto quanto Aliens era stato diverso da Alien. Volevano rompere le barriere e creare una nuova storia all’interno di quell’universo, e credo che all’epoca ci fosse un sentimento del tipo “tutte quelle pistole avevano trasformato il film capolavoro di Ridley, un vero horror d’autore, in un film di guerra, dove potevi semplicemente uccidere un Alien sparandogli in testa. Quindi liberiamoci di tutte quelle pistole e torniamo a quell’Alieno che porti fuori il fattore inquietante ecc. ecc.”. Credo che questo sia il motivo per cui è stato molto apprezzato in Inghilterra e perché invece non è stato apprezzato negli States, e questo lo rende un film controverso. Questo è il motivo per cui ho sempre difeso il film quando la gente diceva “Oh, che casino! E’ terribile! Quel Fincher ha rovinato tutto!”. Te lo devo dire, tutto ciò che c’è di bello di quel film c’è grazie a Fincher, perché davvero ha unito il tutto e con il suo stile e le sue capacità ha gestito il suo potere con le palle contro gli executive dello studio, che stavano veramente cercando di controllarlo”.

“Ora vi racconto una piccola storia su David Fincher. Tom ed io stavamo andando ad un incontro con lui ai Pinewood Studios. Stava nevicando, faceva davvero freddissimo. Arriviamo lì e vediamo questi tre executive della Fox che erano arrivati direttamente da Los Angeles per cercare di controllare la situazione, ed erano lì tutti fighetti nelle loro giacche di cashmere. Tutti e tre erano stretti l’uno all’altro fumando, ma davvero stretti stretti e dicevano cose del tipo “Non lo so, che facciamo? è totalmente fuori controllo!”. Poi ci vedono e dicono “Oh, ciao!”. Noi ci siamo allontanati pensando “Questo è strano”. A vedere la scena era come un dipinto di Edward Hopper: dalla finestra si vedeva Fincher dentro lo studio, al telefono con i suoi piedi sopra la scrivania e fuori i tre executive della Fox tremando al freddo con la loro sigaretta in bocca. Era un’immagine davvero bellissima. Quindi passiamo oltre, entriamo, e l’assistente di David ci dice che lui ci stava aspettando. Entriamo, e vediamo questo regista novellino, un Fincher ventisettenne con i suoi piedi sopra la scrivania che dice cose del tipo “Allora rimandatemi a casa adesso e togliete il mio nome da questa merda!!”. E questo era ancora prima di iniziare a girare. “Togliete il mio nome da questa merda!!”. Poi lui riattacca il telefono e noi diciamo: “Wow, con chi stavi parlando?” E lui “Il capo della Fox. Voi cosa avete da mostrarmi?”. Quindi gli abbiamo mostrato un po’ di nostri progetti mentre tra di noi pensavamo “Questo tipo è incredibile, è fantastico”. Come riesci ad essere così sicuro di te stesso a ventisette anni da dire “Vaffanculo, capo della Fox!” Era decisamente un combattente e voleva proteggere il suo progetto. Non so che livello di orgoglio avesse ma è chiaramente risaputo che non gliene fregava niente dello showbiz”.

HN: In ogni caso Alec conosce entrambi i lati della cosa e sa quanto siano restrittive le date di pubblicazione e quanto questo spesso leghi le mani dei produttori che diventano meno pazienti di quello che ti aspetteresti.

AG: “C’è una data di rilascio del film e quindi i produttori dicevano “Dobbiamo iniziare il film e dobbiamo dare un senso alla sceneggiatura il prima possibile, ma dobbiamo attenerci a quella data d’uscita”. C’è tutta una strategia per la scelta delle date di uscita e nessuno può andare contro agli studios quando loro ti dicono “Ah cazzo, sta per uscire Terminator 2, quindi dobbiamo posizionare questo film per bene altrimenti perderemo un sacco di soldi e sarà stato tutto invano”. Quindi si sono messi semplicemente in corsa…La speranza era che riuscissero a sistemare la sceneggiatura e iniziassero a costruire il set basandosi su quello che sapevano che avrebbero utilizzato, in base a quello che piaceva all’epoca.

HN: Questa parte dell’intervista si muove nel reame dei “What if”, in cui Gillis dice che gli piacerebbe moltissimo vedere un terzo Alien vs Predator ambientato nello spazio e di quanto desideri creare una nuova ondata di xenomorfi.

AG: “Io penso che andrà così: come già ti raccontavo sono cresciuto leggendo fumetti, non necessariamente i fumetti più popolari, ho tantissimi titoli di cui non interessa nulla a nessuno, adoro i fumetti con i mostri e quelli di guerra e del sovrannaturale. Ma ho letto anche dei fumetti dei supereroi e ho sempre adorato la serie di storie di “Superman: What If?” tipo “Se Lois Lane rubasse i poteri di Superman”. Fumetti del genere non hanno alcun effetto sul canone o altro di quel tipo. Credo che a questo proposito invece il franchise di Alien sia troppo bacchettone. Credo che sia stato positivo quando anche il franchise di Star Wars si sia aperto a questo e abbia fatto titoli come Rogue One che era “A Star Wars Story”. Voglio vedere più storie di Star Wars. Voglio vedere anche film di Star Wars più piccoli, in pratica voglio vedere qualsiasi cosa di Star Wars che abbia della buona azione. Qualcuno di voi ha visto “La ballata di Buster Scruggs?” Perché non fare un film di Star Wars come quello? Con quattro o cinque storie brevi, tipo una interamente in Wookiee ma con i sottotitoli, roba del genere”.

“Perché non fare un qualcosa del genere per il mondo di Alien e quello di Predator? Si potrebbero fare delle storie più piccole e delle altre più grandi, ma credo che le case di produzione vogliano usare questi franchise per fare miliardi di dollari, quindi cercano sempre di fare le cose sempre più grandi. Ma credo che sarebbe possibile andare avanti con AVP e contemporaneamente andare avanti con quello di Prometheus. Direi di non portare questa storia sulla terra, non sono mai stato un fan di Alien e Predator che combattono sulla terra, credo sia semplicemente brutto. So che entrambi i film sono ambientati sulla terra ma credo che il primo abbia fatto un lavoro migliore nel tenere la storia isolata e giustificata.

“Ma si, mi piacerebbe moltissimo essere coinvolto con altri progetti del genere e mi piacerebbe tantissimo scolpire nuovi Alien per il film. Su AVP 1, credo che il budget totale del film fosse intorno agli 80 milioni di dollari, anche se sembra un film da 150 milioni in parte perché lo abbiamo girato a Praga. Anche qui c’erano incentivi fiscali, ma anche restrizioni di budget. Una delle cose che dovevamo fare era usare i calchi di Resurrection per le tute aliene e cambiare piccoli dettagli alla richiesta del regista. Abbiamo cambiato le mani e lo schema di colore facendoli neri e argento metallico, con molti più angoli e linee sui colori per rendere il look più aggressivo invece che più delicato.”

HN: Stavamo parlando dell’idea di fare una serie in streaming o uno show televisivo invece di un classico film del franchise, e a quel punto Alec ha avuto l’idea di concentrarsi sulla colonia di Hadley’s Hope di Aliens.

AG: “Credo sia un’idea fantastica, dai, facciamo uno show televisivo basato su Hadley’s Hope, perché no? Ad esempio, nella prima stagione le persone potrebbero essere appena arrivate, magari potrebbero costruire la colonia, magari non avrebbero ancora trovato l’astronave aliena fino al finale di stagione. Che storia! Non trovi? Credo che sarebbe fantastico e i fumetti hanno fatto cose del genere, così come i romanzi, ma per qualche ragione quando si tratta di cinema, le persone hanno un’attitudine del tipo “No, dev’essere un film da 100 milioni di dollari”. Aliens è stato un film da 19 milioni di dollari e non so a quanto corrispondano all’oggi, probabilmente tra i 40 e i 60 milioni, ma in ogni caso ci sono solo 200 effetti visivi in Aliens, mentre oggi ogni singolo fotogramma di un film è pieno di effetti visivi. Si parla di, letteralmente, 10.000 effetti speciali. Questo vuol dire semplicemente che si può fare qualcosa di grandioso anche con budget più basso, se si studia bene la luce, se i personaggi sono memorabili, e se ti ingegni a creare effetti più pratici. Ecco, ti ho dato una nuova idea!”.

HN: Quando abbiamo parlato con Gillis del suo lavoro sull’Alien 5 di Neill Blomkamp, lui ha subito detto che per rispetto della produzione e per proteggere il film, non avrebbe postato immagini di quello che stavano facendo, a meno che la produzione non fosse stata d’accordo, ma ha ammesso che stavano facendo alcuni lavori per il progetto. Ha anche proseguito lodando Blomkamp.

AG: “Abbiamo fatto parte del lavoro di design per Neill nel suo Alien 5, eravamo a buon punto, ma non ne parlo molto per una serie di ragioni. Ma ti posso assicurare che sono un grande fan di Neill Blomkamp e credo che tutto quello che fa, sia semplicemente di prima qualità. Come sai, ho lavorato con Cameron, Ridley Scott, David Fincher e credo che Blomkamp sia al loro livello. Credo che sia un visionario. Oh, e Verhoeven, il lavoro di Neill mi ricorda Paul Verhoeven, ma credo che la cosa che amo di più di Blomkamp sia il suo grande cuore e il suo senso dell’umorismo, che appare sempre nel suo lavoro e in parte è ciò che gli da un’anima. In ogni caso, mi sarebbe piaciuto tantissimo vederlo all’opera su Alien 5, perché credo che abbia fatto un lavoro straordinario, un lavoro che i fan avrebbero davvero adorato”.

HN: Abbiamo anche chiesto ad Alec della recente questione secondo la quale James Cameron avrebbe “fatto una chiamata” a Neill Blomkamp a proposito di Alien 5, e ci ha raccontato una storia di come un executive della Fox gli avesse detto alla fine degli anni novanta, che Ridley Scott non avrebbe mai fatto un altro film di Alien. Scott ha fatto poi altri due film di Alien dopo la dichiarazione di quell’executive.

AG: “Beh, se capisci questo tipo di lavoro di squadra e se conosci Cameron e Blomkamp, credo che sia una cosa che potrebbe di sicuro succedere. Ho imparato questa lezione anni fa: dopo Resurrection, un executive della Fox mi ha detto che Scott non avrebbe più girato un film di Alien e che la Fox non lo voleva perché all’epoca pensavano che fare qualsiasi cosa con Ridley Scott sarebbe stata decisamente troppo costosa, perché è un regista con una visione davvero molto espansa. Invece adesso ci troviamo con altri due film di Alien fatti da Scott. Mai dire mai, se succedesse sarei il primo a scrivere sia a Cameron che a Blomkamp per poter lavorare a quel film”.

HN: Mentre stavamo parlando dei vari calchi di xenomorfi e delle diverse versioni su cui avevano lavorato negli anni, Alec è tornato a parlare di Alien 5 e ci ha dato qualche indicazione in più su quello che avevano in mente di fare con gli xenomorfi nel film di Blomkamp, che apparentemente voleva tornare alle origini con il Big Chap di Ridley Scott, seppur leggermente modificato da Neill. Online si possono trovare versioni in cui gli Alien hanno più braccia.

AG:“Questo è il motivo per cui non vedevo l’ora di lavorare con Blomkamp ad Alien 5, perché avremmo avuto l’opportunità di fare nuove cose ispirandoci all’Alien di Giger. La nostra prima ispirazione era l’Alien del ’79, ma Neill voleva qualche cambiamento. I lavori in CGI di Neill sono grandiosi, hai visto cosa ha fatto in Anthem? La sua CGI sembra così palpabile e reale. Assieme a Chris Harvey il suo supervisore agli effetti speciali, sono semplicemente un team strepitoso. Avevo detto a Neill “Perché non lo crei completamente in digitale?” visto che è una creatura biomeccanica e molto squadrata, tende al digitale. Lui mi rispose “Voglio che sia reale, un vero uomo in una tuta sul set, perché questo ti obbliga a filmare in un certo modo, più simile a quello che Ridley Scott ha fatto nel primo film. Se fosse fatto tutto digitalmente non potrei lavorare entro quei parametri, e finirebbe per essere qualcosa di diverso e non è quello che stiamo cercando, voglio che assomigli davvero a ciò che ha fatto Scott.” Questo è il modo in cui ragiona, e ti assicuro che questa è una cosa che non ti direbbe nessun produttore al mondo, perché non vedono questo specifico processo in tutte le sue sfumature.”

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